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13 commenti

  • Valter Giudici

    Buongiorno, siamo i nonni di due bimbi che abitano a Birago, Francesco di 4 anni e Gabriele di 6 mesi che verrà battezzato domenica 1 ottobre nella chiesa di Birago e dopo aver letto l’articolo pubblicato sul foglio parrocchiale del 24 settembre 2017 ed intitolato ” A Birago la pazienza ha raggiunto il limite ” vorremmo dire a quel ” gruppo nutrito di parrocchiani biraghesi ” e a chi ha avvallato lo scritto VERGOGNA !!!!!!!!!!!!!!!
    Da anni partecipiamo alla celebrazione della S. Messa domenicale delle ore 10,30 ( messa dei bambini ) nella parrocchia di Birago e abbiamo notato alcune cose che i ” parrocchiani ” fanno o non fanno in attesa della celebrazione della S. Messa e che dovrebbero essere tenute in dovuta considerazione.
    Arrivando circa minuti prima dell’inizio della funzione la chiesa è quasi sempre mezza vuota e la maggior parte dei presenti parlano fra di loro ed il vocio percepito è molto fastidiose per coloro che vorrebbero prepararsi alla S. Messa con un attimo di raccoglimento.
    Un considerevole numero di ” parrocchiani ” arriva in ritardo a Messa già iniziata.
    Le panche e le sedie vicino all’altare sono sempre quasi mezze vuote i ” parrocchiani ” preferiscono sedersi in fondo alla chiesa ( forse perché così possono scambiare alcune parole con il vicino e magari sgattaiolare fuori appena il sacerdote dà la benedizione)
    Tutte queste cose non sono fatte dai piccoli ma dalle persone adulte benpensanti.
    A questi ” parrocchiani ” bisognerebbe spiegare cos’è la CARITA’ e chiedere anche: con che grado di attenzione partecipi alla funzione se un gridolino di un bimbo riesce a distrarti ?
    e al sacerdote che presiede la funzione: le cose che sta dicendo coinvolgono davvero i presenti oppure un grido, un pianto o un capriccio di un bimbo riesce a distogliere la loro l’attenzione ?
    Meditate ” parrocchiani e diaconia ”
    Vorremmo dire anche due paroline ai genitori dei bimbi rumorosi, l’educazione è la prima cosa che conta, se vedete che il bimbo è scatenato e non riuscite a calmatlo potete sempre uscire un minutino per ” resettare ” la situazione, peccato che il sagrato è esposto alle intemperie del tempo ed al sole cocente.
    In ogni caso l’unica cosa che serve è il buon senso da tutte le parti, che alla S. Messa dei bambini ci siano dei bambini è una cosa abbastanza logica e , visto i tempi che corrono, è una grazia chi le giovani coppie vengano alla S. Messa portando i loro bimbi, a volte superando gravose difficoltà organizzative.
    Comunque , quello che si ritiene essere la verità può essere detto ma nella CARITA’
    Cordialmente
    Manuela e Valter Giudici

  • BOgani Franca Maria Chiara

    Siamo due nonni di Birago e ogni settimana acquistiamo l’informatore parrocchiale. Al ritorno dalla santa Messa delle 20,30 leggendo l’articolo “a Birago la pazienza ha raggiunto il limite” ci siamo molto indignati !!!!!!
    Ci associamo a quanto hanno scritto in relazione a detto articolo Manuela e Walter pur non conoscendoli personalmente e ci dissociamo da coloro (parrocchiani e non) che hanno avuto l’ardire (per non dire altro) di scrivere queste “cretinate” sui bambini -intendiamo- e sul possibile disturbo che potrebbero arrecare in Chiesa.
    Ma come ???? Gesù non ha detto: lasciate che i pargoli vengano a me? Anche sabàto scorso in fondo alla chiesa si sentiva la voce di un bambino ma non ha affatto disturbato la funzione. Ben altro disturba !!!!!! Solo pèr citarne alcuni : i chiacchieroni, i ritardatari (adulti s’intende).
    Abbiamo letto recentemente un articolo su una rivista cattolica dove si citano i tanto amati e protetti cagnolini e alla possibilitá che i loro “genitori” li possano portare con sè alla Messa per non farli sentire soli o abbandonati e poi qualcuno (lasciatemelo dire che non ha meglio a cui pensare ……) tira in ballo i bambini bollandoli come “disturbatori della quiete”.
    Dico a costoro: questi bambini durante la settimana stanno nei nidi negli asili coi nonni con le tate e quant’altro e i loro genitori alla fine della sèttimana (un giorno solo signori, anzi il tempo che dura una funzione) li portano con sè pèrchè sentono la necessità di seguire la parola del Signore e abituare da subito i loro piccoli alla casa di Dio che è la casa di tutti !!!!!!
    Un”ultima cosa. Sono certa che se alla fine della santa Messa (senza la presenza dei pargoli) si domandasse ai “signori” (le vittime dei gridolini) cos’ha detto il sacerdote durante l’omelia rimarrebbero basiti.
    Sì perché a queste persone basta poco per distrarsi : osservare il vicino/a com’é vestito per esempio per poi commentare con i degni amici.
    Ai genitori dei piccoli va tutta la nostra vicinanza e l’affetto.
    Qualcuno si prenda il “disturbo” di rettificare questo vergognoso articolo e porgere le doverose scuse a questi genitori coraggiosi.
    Cordiali saluti.
    Franca e Giuseppe Radice

    Il nostro disappunto

  • BOgani Franca Maria Chiara

    Alla cortese attenzione di don Italo
    Che con estrema sollecitudine ci ha inviato una mail in data odierna per esprimere il suo pensiero circa il nostro commento all’articolo pubblicato sul l’informatore settimanale dal titolo “a Birago la pazienza ha raggiunto un limite”.
    Esordisce dicendo : “in pieno accordo con tutte le vostre riflessioni” salvo poi aver dato l’assenso all’uscita dell’articolo de quo nel quale non é citato l’orario della Messa “vistosamente disturbata” che poi risulta essere quella delle 10,30 come si evince dalla sua mail. Auspica in una nostra partecipazione a tale funzione cosa non attuabile in quanto nelle mattinate di domenica abbiamo un impegno improrogabile. Ma cosa ci sarebbe da verificare? Un esercito di piccoli disturbatori della quiete pubblica? Indomabili e prevaricatori?
    Ma ci rendiamo conto che le nostre chiese si stanno pian piano svuotando? É stato ribadito svariate volte dai sacerdoti e cosa si fa ? si preferisce dare corda a questi “poveri” parrocchiani (quanti sono ? Quattro …. Otto…non saprei) “vistosamente disturbati” (ribadisco) che perdono il necessario raccoglimento !!!….. Ma costoro sono stati bambini a loro volta, avranno dei figli dei nipoti. Scommetto che sicuramente saranno stati dei modelli di virtù.
    Ma non sarebbe il caso di scrivere un articolo su questi intolleranti cronici e di sondare o verificare da dove scaturisce questa loro insofferenza ?
    E che dire della ciliegina sulla torta …. “I sacerdoti aggiungono: finalmente anche tra i laici qualcuno ha avuto il coraggio di dire come stanno le cose….bla bla bla….”
    Ma che coraggiosi questi laici ! Dobbiamo pure lodarli !?!
    Confidiamo di leggere sul prossimo settimanale un articolo riformulato che tenga conto del fatto che i bambini sono il nostro futuro e soprattutto che prevalga una giusta dose di rispètto e tolleranza da parte di tutti.
    Cordialmènte.
    FRanca e Giuseppe Radice

  • Romano Galli

    Sono incominciate le benedizioni natalizie. Sarebbe opportuno secondo me mettere nel sito parrocchiale il programma, considerato che per svariati motivi non tutti vengono in possesso del settimanale INFORMAZIONE.
    Grazie.

  • ALESSANDRA

    La benedizione della porta chiusa
    di Massimo Pavanello | 28 novembre 2017
    Nelle visite natalizie alle famiglie ho deciso di fermarmi ugualmente, pregando con la stessa formula che uso quando entro nelle case

    «Reverendo, benedica pure da fuori!».

    Ammetto che da giovane prete una richiesta del genere mi dava l’orticaria. «La benedizione alle famiglie (che gli ambrosiani fanno prima di Natale) non è una superstizione!», ammonivo.

    Col passare degli anni i punti esclamativi si stanno riducendo.

    Magari non posso magicamente modificare la credenza popolare, ma posso senz’altro iniziare a purificare la mia. E così ho deciso di fermarmi ugualmente davanti ad ogni uscio chiuso, lasciando una immaginetta – segno del mio passaggio – ma soprattutto pregando con la stessa formula che uso quando entro nelle case.

    Infatti, chi di solito è assente mentre – prima di cena – suono il campanello?

    Mancano coloro che, a quell’ora, sono ancora la lavoro. Posso non parlare bene (benedire) della grazia del lavoro?

    Non ci sono i nonni che accudiscono i nipoti. Nel tardo pomeriggio c’è il calcio, il catechismo, la visita medica… Posso non parlare bene (benedire) della generosità dei nonni?

    Alcuni proprietari, poi, sono ricoverati nelle case di riposo. Quell’appartamento (abbandonato con dolore) è la loro assicurazione per la retta versata alla RSA, la struttura recettiva. Posso non parlare bene (benedire) di queste persone, molto spesso sole, che fanno di tutto per non pesare sugli altri?

    Taluni mancano perché l’abitazione è stata confiscata e messa all’asta. Nonostante abbiano dato fondo a tutte le riserve, i debiti hanno avuto la meglio. È il fenomeno nuovo di quest’anno. A metà calendario delle benedizioni sono già tre i casi che ho incontrato. Poche unità, certo. Ma la punta dell’iceberg segnala che sotto c’è ancora una massa rappresa di crisi. Posso non parlare bene (benedire) di questi déplacé?

    Bussando, talvolta, si sente il suono dell’eco. Comunica che i locali sono del tutto vuoti, poiché il proprietario è passato alla Vita Eterna. Posso non parlare bene (benedire) del proprietario che sta in Paradiso ed insieme augurarmi, benedicente, che la casa vada in locazione a giovani che intendono formarsi una famiglia?

    Questa è quindi la mia recente prassi: quando incontro qualcuno parlo bene (benedico) di Dio con loro; altrimenti parlo bene (benedico) a Dio degli assenti.

    Psicologicamente la regola funziona: le porte chiuse mi deprimono un po’ meno. Ma credo che anche teologicamente non sia una costumanza eretica, sulla scorta del Nuovo Testamento: «Benedite, poiché a questo siete stati chiamati affinché ereditiate la benedizione» (1Pietro 3,9).

    Non so se, come affermavano i nostri nonni, la benedizione attraversa ancora sette muri. Ma almeno una porta, questo sì.

    • moltraz

      Buongiorno Romano,
      ha ragione, purtroppo essendoci allo stato attuale un solo collaboratore (io) nel momento in cui sopraggiungono impedimenti la pubblicazione rimane ferma.
      Ho comunque provveduto a caricare gli arretrati
      Saluti

  • GIANNI

    Don Italo buongiorno,
    scusi il disturbo, ma vorrei porle alcune riflessioni:

    non sarebbe possibile durante la santa messa, lasciare qualche minuto in piu’ per l’elevazione la Santa particola e il calice per dare tempo a noi fedeli di
    riflettere e pregare?

    Mi piacerebbe che la porta del tabernacolo restasse aperta mentre il sacerdote distribuisce la Santa Comunione.
    Vedere l’ostensorio all’interno
    mi commuove.

    le mie sono solo riflessioni senza nessuna pretesa.
    Grazie .
    GB

  • Rita Antonio

    Oggi 2novembre giornata in cui ricordiamo tutti i nostri cari alla S.Nessa delle ore 15 don Angelo ha recitato una preghiera davvero molto molto bella.
    Grazie don Angelo !
    È possibile poterla pubblicare sul nostro “informatore “???
    Grazie buon lavoro Rita Antonio

  • Alessandra Alberio

    LA PREGHIERA del “PADRE NOSTRO” nella Santa Messa

    Nota del Servizio diocesano sui contenuti e la tempistica della variazione introdotta dai Vescovi italiani

    Servizio diocesano per la liturgia
    Premesse

    Nella versione italiana della Bibbia, approvata ufficialmente dalla Conferenza Episcopale Italiana (Cei) nel 2008, la penultima richiesta del Padre Nostro suona così: «E non abbandonarci alla tentazione». Questa nuova versione, subito recepita dalla rinnovata edizione italiana del Lezionario romano e del Lezionario ambrosiano, non è ancora entrata nell’ordinamento romano e ambrosiano della Santa Messa in lingua italiana in attesa della nuova edizione del Messale romano e del Messale ambrosiano.

    Di recente, durante l’ultima assemblea generale della Cei, tenutasi a Roma dal 12 al 15 novembre 2018, i Vescovi Italiani hanno approvato l’edizione italiana rinnovata del Messale romano, che per essere promulgata ed entrare in vigore dovrà prima passare dalla Congregazione del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti per la necessaria «confirmatio» (can. 838 §3). Tra gli elementi approvati c’è anche il mutamento da «e non ci indurre in tentazione» a «e non abbandonarci alla tentazione» della sesta richiesta del Padre Nostro e l’inserzione di «anche» («come anche noi li rimettiamo») nella richiesta immediatamente precedente. In tal modo il Messale si uniformerà al Lezionario e andrà a modificare la stessa recitazione della preghiera del Signore al di fuori della Santa Messa. Tutto questo varrà allo stesso modo per il Messale ambrosiano rinnovato, che è in preparazione presso la Congregazione del Rito Ambrosiano.

    Alla base di questo mutamento testuale che, andando a toccare l’uso liturgico, è destinato a modificare anche l’apprendimento mnemonico e la pratica della preghiera del Signore al di fuori della Santa Messa, sta l’intento di superare un possibile fraintendimento del testo finora in uso, che papa Francesco ha riassunto così: «Non è Dio che mi butta nella tentazione per poi vedere come sono caduto, un padre non fa questo, un padre aiuta ad alzarsi subito».

    Conseguenze

    a) Fino all’entrata in vigore della nuova edizione del Messale romano, e per gli ambrosiani del Messale ambrosiano, si continuerà a pregare il Padre Nostro con il testo attualmente in uso («e non ci indurre in tentazione»). Non è fissata, al momento, una data certa; siamo però nell’ordine di 1, massimo 2 anni.

    b) Dal momento che la preghiera liturgica è preghiera ecclesiale, destinata cioè a manifestare l’unità e la comunione di tutti i fedeli, a nessun singolo sacerdote e a nessuna singola comunità (parrocchia, comunità religiosa, gruppo, associazione, movimento, ecc) è data facoltà di introdurre la nuova versione prima della promulgazione ufficiale del Messale rinnovato. Ciò infatti potrebbe alimentare inutili stridori sia all’interno delle comunità, sia tra le comunità.

    c) Nel frattempo, è importante istruire i fedeli, dai piccoli ai grandi, insegnando loro la variante del testo e illustrando loro il significato del cambiamento annunciato, così che, al momento opportuno, siano pronti ad assumere con cognizione di causa e in un clima sereno il cambiamento.

    PUBBLICATO MERCOLEDÌ 30 GENNAIO 2019

  • Alessandra Alberio

    LA PREGHIERA del “PADRE NOSTRO”
    nella Santa Messa
    Nota Servizio diocesano sui contenuti e la tempistica della variazione introdotta dai Vescovi italiani

    Servizio diocesano per la Pastorale Liturgica

    Premesse

    Nella versione italiana della Bibbia, approvata ufficialmente dalla Conferenza Episcopale Italiana (Cei) nel 2008, la penultima richiesta del Padre Nostro suona così: «E non abbandonarci alla tentazione». Questa nuova versione, subito recepita dalla rinnovata edizione italiana del Lezionario romano e del Lezionario ambrosiano, non è ancora entrata nell’ordinamento romano e ambrosiano della Santa Messa in lingua italiana in attesa della nuova edizione del Messale romano e del Messale ambrosiano.

    Di recente, durante l’ultima assemblea generale della Cei, tenutasi a Roma dal 12 al 15 novembre 2018, i Vescovi Italiani hanno approvato l’edizione italiana rinnovata del Messale romano, che per essere promulgata ed entrare in vigore dovrà prima passare dalla Congregazione del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti per la necessaria «confirmatio» (can. 838 §3). Tra gli elementi approvati c’è anche il mutamento da «e non ci indurre in tentazione» a «e non abbandonarci alla tentazione» della sesta richiesta del Padre Nostro e l’inserzione di «anche» («come anche noi li rimettiamo») nella richiesta immediatamente precedente. In tal modo il Messale si uniformerà al Lezionario e andrà a modificare la stessa recitazione della preghiera del Signore al di fuori della Santa Messa. Tutto questo varrà allo stesso modo per il Messale ambrosiano rinnovato, che è in preparazione presso la Congregazione del Rito Ambrosiano.

    Alla base di questo mutamento testuale che, andando a toccare l’uso liturgico, è destinato a modificare anche l’apprendimento mnemonico e la pratica della preghiera del Signore al di fuori della Santa Messa, sta l’intento di superare un possibile fraintendimento del testo finora in uso, che papa Francesco ha riassunto così: «Non è Dio che mi butta nella tentazione per poi vedere come sono caduto, un padre non fa questo, un padre aiuta ad alzarsi subito».

    Conseguenze

    a) Fino all’entrata in vigore della nuova edizione del Messale romano, e per gli ambrosiani del Messale ambrosiano, si continuerà a pregare il Padre Nostro con il testo attualmente in uso («e non ci indurre in tentazione»). Non è fissata, al momento, una data certa; siamo però nell’ordine di 1, massimo 2 anni.

    b) Dal momento che la preghiera liturgica è preghiera ecclesiale, destinata cioè a manifestare l’unità e la comunione di tutti i fedeli, a nessun singolo sacerdote e a nessuna singola comunità (parrocchia, comunità religiosa, gruppo, associazione, movimento, ecc) è data facoltà di introdurre la nuova versione prima della promulgazione ufficiale del Messale rinnovato. Ciò infatti potrebbe alimentare inutili stridori sia all’interno delle comunità, sia tra le comunità.

    c) Nel frattempo, è importante istruire i fedeli, dai piccoli ai grandi, insegnando loro la variante del testo e illustrando loro il significato del cambiamento annunciato, così che, al momento opportuno, siano pronti ad assumere con cognizione di causa e in un clima sereno il cambiamento.

    PUBBLICATO MERCOLEDÌ 30 GENNAIO 2019

  • marco giacobazzi

    ho ritrovato su un fico nel mio giardino un palloncino rosso ormai sgonfio, inviato dalla festa sei vostri oratori, firmato leonardo cuppellettiii
    il vostro messaggio è arrivato quasi sulle eive dell’Adda, tra brivio e imbersago, nel territorio di Aralte (comune di Calco)

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