Arte e spiritualità della chiesa parrocchiale

ARTE E SPIRITUALITÀ
La chiesa parrocchiale di San Vito Martire sorge nel cuore del centro storico di Lentate Sul Seveso, comune in provincia di Monza e Brianza.
Visitiamo questo luogo, cuore della vita spirituale della Comunità Pastorale.

Percorso numerato nel complesso parrocchiale
L’INTERNO
Entrando dalla maestosa bussola, ci immergiamo all’interno dell’edificio, costituito da un’unica navata, larga circa 20 metri, scandita da pilastri e coperta da una maestosa volta a botte, ideata dal Tanci e dal Maspero nel 1954 per eliminare la precedente suddivisione della chiesa in tre navate.
Su di essa si affacciano le aperture di dodici cappelle (sei per lato), anch’esse coperte da una volta a botte.
Al termine dell’aula si trova l’arco trionfale, che introduce nel presbiterio, terminante con un’ampia abside semicircolare.

Interno della chiesa.
- La Navata
Il pavimento, è stato realizzato nel 1964 in granito grigio e roseo, rosso di Svezia e marmo nocciola.
I pilastri, rivestiti in marmo rosso con bordure chiare, sono coronati da capitelli dorici che sorreggono la cornice superiore.
Sono inoltre arricchiti da formelle, in rame argentato e sbalzato, che raffigurano la Via Crucis, realizzata dallo scultore lentatese Giancarlo Fontana nel 1957.
Alzando lo sguardo troviamo dieci vetrate, realizzate dalla ditta Ambrosiana Vetrate d’arte di Milano, negli anni ‘90 del 1900.
Le cinque vetrate di sinistra rappresentano i Misteri gaudiosi del Santo Rosario, ossia alcuni dei momenti più gioiosi della vita di Maria e dell’infanzia di Gesù:
- L’annuncio a Maria.
- La visita di Maria a Elisabetta.
- La nascita di Gesù a Betlemme.
- La presentazione di Gesù al Tempio.
- Il ritrovamento di Gesù nel Tempio.

Terza vetrata di sinistra: La nascita di Gesù a Betlemme.
Nelle cinque vetrate di destra possiamo ammirare i Misteri dolorosi del Santo Rosario, che fanno rivivere la Passione di Gesù:
- Gesù nell’orto degli ulivi.
- Gesù flagellato alla colonna.
- Gesù è coronato di spine.
- Gesù sale al Calvario.
- Gesù muore in Croce.

Seconda vetrata di destra: Gesù flagellato alla colonna.
Le Cappelle del lato sinistro
2. Primo vano (sinistra)
Questo spazio, un tempo Cappella Battesimale, è oggi adibito alla Buona Stampa. Ospita uno stendardo processionale, con la raffigurazione di Gesù che parla ai fanciulli, probabilmente appartenuto all’Azione Cattolica.

Stendardo processionale: Gesù che parla ai fanciulli.
In chiesa ci sono ben sei stendardi appartenuti alle varie associazioni e confraternite lentatesi, che usavano questi vessilli durante le processioni. Sono vere e proprie opere d’arte databili tra il 1700 e il 1900, sono state realizzate in raso colorato, ricamato con filamenti dorati e impreziosite da raffigurazioni dipinte.
- Cappella di Sant’Antonio da Padova
Questa cappella ospita, dal 1984, una statua in gesso raffigurante Sant’Antonio da Padova, con il Bambino Gesù, mentre dona il pane a un piccolo povero.
La statua è documentata già nell’ottobre del 1936 dal cardinal Schuster.
Il Santo è rappresentato come un giovane frate francescano, che regge un libro, simbolo della sua dottrina e predicazione, sul quale siede Gesù Bambino, apparso al Santo a Camposampiero.
Sulla parete è presente un affresco che rappresenta gli Episodi della vita di Sant’Antonio, realizzato negli anni ‘90 del 1900 dal pittore Alberto Bogani e “OFFERTA FAM. GRASSI FELICE”.
L’opera illustra quattro tra i più celebri episodi della vita del santo.

Cappella di Sant’Antonio da Padova.
- Scena in basso a sinistra – La predica ai pesci. Poiché a Rimini nessuno rivolge la parola ad Antonio, egli si reca sulla riva del mare e predica, la Parola di Dio ai pesci, che affiorano numerosi per ascoltarlo.
- Scena in basso a destra – Il miracolo eucaristico della mula. Durante il celebre miracolo eucaristico avvenuto a Rimini, Antonio dimostra a un eretico la presenza di Cristo nell’Ostia consacrata. Dopo aver lasciato la mula dell’uomo a digiuno per giorni, l’animale si inginocchia davanti all’Ostia anziché avvicinarsi al cibo, facendo convertire l’eretico.

Statua di S. Antonio, con il Bambino Gesù, mentre dona il pane a un piccolo povero. Particolare dell’affresco: La predica ai pesci (a sinistra) e Il miracolo eucaristico della mula (a destra).
- Scena in alto a destra – Sant’Antonio risuscita il piccolo Tommasino. A Padova un bambino, di nome Tommasino, viene trovato dalla madre affogato in una bacinella d’acqua. Disperata, la donna invoca l’aiuto di Antonio, promettendo di donare pane ai poveri. Miracolosamente il bambino ritorna in vita.
- Scena in alto a sinistra – La predica sull’albero di noce. Antonio si ritira a Camposampiero, dove predica dall’albero all’umile gente del borgo.
Nella parte superiore dell’affresco è raffigurata la Basilica del Santo a Padova.

Particolare dell’affresco: Sant’Antonio risuscita il piccolo Tommasino (a destra), La predica dall’albero di noce (a sinistra) e la Basilica del Santo a Padova (in alto).
4. Cappella del Sacro Cuore di Gesù
L’altare, realizzato in marmo e graniti policromi del 1913, ospita all’interno della nicchia la statua lignea del Sacro Cuore di Gesù, eseguita nella seconda metà del 1900. L’opera raffigura Cristo mentre indica il suo Sacro Cuore, sormontato da una croce fiammeggiante e posto al centro petto.

Cappella del Sacro Cuore di Gesù.
5. Cappella della Beata Vergine Maria del Santo Rosario
Questa splendida cappella custodisce un altare in legno dipinto proveniente dalla chiesa demolita di Santa Maria degli Angeli di Monza, acquistato nel 1912 grazie alla vendita di un prezioso paliotto.
Nel 1941 l’altare venne ridipinto e dorato. Nello stesso intervento furono realizzate quattro colonnine di sostegno alla mensa, scolpite ad imitazione delle colonne maggiori poste ai lati della nicchia.
Sempre nel 1941 la cappella venne ritinteggiata e l’architetto Ferruccio Maspero progettò l’adattamento dell’altare per poterlo collocare in questo vano.

Cappella della Beata Vergine Maria del S. Rosario.
Sotto la mensa, dietro le colonnine, è conservato un antico paliotto in scagliola, decorato con motivi vegetali. Al centro, tra i raggi luminosi, compare il monogramma IHS, Cristogramma di S. Bernardino da Siena.

Particolare del paliotto.
Sulla porticina del tabernacolo è raffigurato l’Agnello Trionfale, simbolo di Cristo che, risorgendo, trionfa sulla morte.
Nella nicchia possiamo ammirare la splendida statua barocca della Beata Vergine Maria del Santo Rosario. Si tratta di un’opera in legno scolpito, intagliato, dipinto e dorato, probabilmente già presente nell’antica chiesa parrocchiale nel 1700.
La Madonna indossa una tunica rossa, simbolo della sua umanità, ricoperta da un manto blu, simbolo della divinità che l’ha avvolta. Tiene in braccio il Bambino Gesù e tra le loro mani hanno una corona del Rosario.

Statua della Beata Vergine Maria del Santo Rosario.
I fedeli di Lentate nutrono una profonda devozione verso questo culto. Nella terza domenica di ottobre la Madonna viene solennemente festeggiata e, in chiesa, diverse opere richiamano i misteri del Rosario.
6. Vetrata di Rita da Cascia
Nella splendida vetrata artistica, dedicata a Santa Rita da Cascia, si legge l’iscrizione “A.D. 1941 MARIA E CAV. UFF. ANGELO SCHIATTI OFFRONO”. L’autore della vetrata è il pittore Carlo Gadda.
Santa Rita (1381-1457) è rappresentata con l’abito dell’ordine agostiniano. Tra le mani stringe una corona di spine mentre contempla il Crocifisso. L’opera la ritrae nell’istante in cui riceve sulla fronte una spina della corona di Cristo, segno della sua profonda unione con la passione del Signore. Accanto alla santa sono raffigurate alcune rose rosse, che ricordano il celebre miracolo avvenuto in inverno quando, sul letto di morte, chiese una rosa e dei fichi dalla casa paterna e vennero trovati tra la neve. L’ambientazione richiama il chiostro del monastero di Santa Maria Maddalena a Cascia, con il pavimento, l’inginocchiatoio, il crocifisso e il Vangelo.
Sotto la vetrata c’è un confessionale ligneo intagliato.

Vetrata di S. Rita da Cascia.
7. Cappella Battesimale
In questo luogo della chiesa viene amministrato il Sacramento del Battesimo.
Sulla parete destra è riportata la citazione latina “EX AQVA ET SPIRITV SANCTO”, ossia “dall’acqua e dallo Spirito Santo” che richiama la purificazione dal peccato e la rinascita a una nuova vita che si realizza mediante il Battesimo.
Il fonte battesimale, opera di Santella, in marmo e rame sbalzato. Fu realizzato nel 1960 e collocato in questa cappella nei primi anni ‘90 del 1900. Sul coperchio in rame della vasca è raffigurato, a sbalzo, il Peccato Originale.
Sulla parete frontale si trova l’affresco del Battesimo di Cristo, realizzato dal pittore Alberto Bogani negli anni ‘90 del 1900.
L’opera raffigura Gesù immerso nelle acque del fiume Giordano mentre riceve il battesimo da San Giovanni Battista, riconoscibile per la sua veste in pelle di cammello. Sul capo del Signore discende una colomba, simbolo dello Spirito Santo.
Sulla parete destra è collocata la formella in bronzo della Discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, realizzata dal Tavani nel 1960.

Cappella Battesimale.
8. L’Arco Trionfale
È decorato con l’affresco dei Quattro Evangelisti con scene evangeliche, realizzato dal pittore Alberto Bogani nel 1998, “OPERA COMPIUTA A SODDISFAZIONE DEL DESIDERIO DELLA DEF. VISCONTI GIUSEPPINA”.
Osservando l’affresco risaltano le figure dei quattro Evangelisti, con i rispettivi simboli, interpretabili come quattro aspetti della vita di Cristo, richiamati anche dalle scene evangeliche che li circondano.
- Matteo (in basso a sinistra) con l’uomo alato, richiama l’incarnazione: Cristo nasce come uomo.
- Luca (in alto a sinistra) con il toro/vitello, simboleggia il sacrificio di Cristo per noi.
- Marco (in basso a destra) con il leone, ricorda che Cristo ha vinto con potenza la morte: Risorgendo.
- Giovanni (in alto a destra) con l’aquila, richiama l’Ascensione di Gesù al cielo.

Arco trionfale: affresco dei Quattro Evangelisti con scene Evangeliche.
- Il presbiterio
Siamo giunti nello spazio più sacro della chiesa.
Questo ambiente, progettato dall’architetto Luca Torricelli nel 1992, è stato concepito per coinvolge maggiormente i fedeli con il Sacro, ponendo l’altare al centro della composizione grazie alla particolare pavimentazione, caratterizzata da grandi concentrici arricchiti da linee marmoree.
Il presbiterio e il grande affresco absidale propongono, all’osservatore, una sintesi della catechesi cristiana: il Verbo di Dio si è incarnato nel seno della Vergine Maria, è morto sulla croce ed è risorto.

Presbiterio e Abside
La statua del Cristo crocifisso è un capolavoro ligneo realizzato dallo scultore Felice Lietti nel 1936 e collocato su una croce di cristallo trasparente.
Il Cristo, posto ad altezza d’uomo, si identifica con i nostri dolori e le nostre miserie, rendendo visibile la sua vicinanza con l’Umanità.

Il Cristo crocifisso di Felice Lietti.
Il presbiterio ospita delle opere realizzate dallo scultore Gino Casanova nel 1992 in marmo di Carrara.
L’Ambone raffigura Gesù Maestro, che regge un libro con l’iscrizione “IL VERBO SI È FATTO CARNE E HA POSTO LA SUA DIMORA IN MEZZO A NOI”.
L’Altare maggiore con il Sacrificio di Isacco, episodio che prefigura il sacrificio di Cristo. Dio chiede ad Abramo di offrire in sacrificio il figlio Isacco come prova della sua fede. Abramo obbedisce e, mentre sta per uccidere il figlio, un angelo di Dio lo ferma.
Il tabernacolo raffigura la Cena di Emmaus, episodio evangelico nel quale Gesù risorto cammina verso Emmaus con due discepoli senza essere riconosciuto. Essi lo riconoscono soltanto quando, durante la cena, spezza il pane.
Inoltre, sulla porticina del tabernacolo, è raffigurato il Pellicano che nutre i suoi piccoli, simbolo del sacrificio di Cristo.
Dietro l’altare si trova la sede in marmo.
Le pareti del presbiterio sono arricchite dai due stendardi processionali maggiori.
A sinistra, lo stendardo raffigura la Beata Vergine Maria del S. Rosario, realizzato in raso azzurro e probabilmente appartenuto alle consorelle del Ss. Rosario.

Stendardo processionale maggiore: B. V. M. del S. Rosario.
A destra, c’è lo stendardo con i Santi Vito e Modesto in adorazione del Santissimo Sacramento, in raso rosso. San Vito (a destra) è raffigurato con una mano sul petto, mentre l’altra regge la palma; San Modesto (a sinistra) ha le mani giunte e lo sguardo adorante. Lo stendardo veniva portato durante le processioni dalla Confraternita del Santissimo Sacramento.

Disegno dello stendardo processionale maggiore della Confraternita del Ss. Sacramento: Santi Vito e Modesto in adorazione del Santissimo Sacramento.
Sopra la cornice si trovano due vetrate policrome raffiguranti gli Angeli adoranti, realizzate dalla ditta Ambrosiana Vetrate d’arte di Milano negli anni ‘90 del 1900.
10. L’abside
Il grande affresco della Resurrezione del Signore è stato eseguito dal pittore Alberto Bogani nel 1992, in circa quattro mesi, su impulso dell’allora parroco don Ambrogio Visconti.
L’opera si estende su una superficie di circa 127 metri quadri ed è dominata dalla maestosa figura di Cristo Signore Risorto, che domina il catino absidale e sembra abbracciare con la sua presenza l’intera chiesa.

L’affresco absidale.
La composizione si struttura su una croce gloriosa, nella quale il divino e l’umano si incontrano.
L’asta verticale della croce raffigura la Santissima Trinità: intesa come un abbraccio tra Padre e Figlio con lo Spirito Santo.
Il braccio orizzontale della croce rappresenta l’Umanità (partendo da sinistra):
- i Progenitori: Adamo ed Eva;
- i grandi protagonisti dell’Antica alleanza: Abramo, Mosè e Davide;
- le figure genealogiche dell’Antico Testamento: Giuditta ed Ester;
- i Profeti: Geremia, Isaia e Giovanni Battista.

Particolare dell’affresco: personaggi dell’Antico Testamento.
La meravigliosa e maestosa figura della Madonna occupa uno spazio di particolare rilievo. Infatti, attraverso di lei Dio si è inserito nell’Umanità. Per questo motivo, nella Croce gloriosa, Maria diventa il punto di incontro tra l’umano e il divino.

Particolare dell’affresco: Maria.
Dopo il Signore il braccio orizzontale della Croce gloriosa continua con i Santi:
- Giuseppe, padre putativo di Gesù;
- Pietro e Paolo apostoli;
- Vito martire;
- Carlo Borromeo;
- Francesco d’Assisi;
- Rita da Cascia;
- don Bosco;
- Luigi Gonzaga;
- Teresina;
- Maria Goretti;
- Papa Giovanni Paolo II, che al tempo della realizzazione dell’affresco era il Pontefice in carica.

Particolare dell’affresco: Santi del Nuovo Testamento.
La croce gloriosa potrebbe idealmente concludersi, ma sulla terra una parte dell’Umanità fa fatica a sentire Dio. Ed ecco che (in basso a sinistra) sono raffigurati i dannati, immersi in un’atmosfera cupa e opprimente.
Queste persone sono affascinate da un personaggio demoniaco che tiene tra le mani il male: ovvero verità illusorie, che fanno vivere e morire nell’indifferenza e nella disperazione queste persone.
In contrapposizione a questa scena, due giovani innamorati, uniti e pieni di speranza guardano inorriditi il male che li circondava e si convertono a Dio; pronti a seguire un cammino di fede.

Particolare dell’affresco: i dannati.
Dall’altra parte dell’affresco è raffigurata la Nuova Gerusalemme, immagine della vita nuova: una società che, con il sacrificio e il duro lavoro, compie opere mirabili.
Possiamo osservare una famiglia con una mamma, circondata dai suoi figli, che grazie all’aiuto di suo marito, trasmette vita e contribuisce alla crescita della Comunità Cristiana. Questa società è guidata da un sacerdote, ritratto nelle sembianze dello stesso committente dell’opera, don Ambrogio Visconti, parroco di Lentate dal 1976 al 2008.

Particolare dell’affresco: la Nuova Gerusalemme-Comunità Cristiana.
Il coro, di forma semicircolare, fu realizzato nella seconda metà del 1800. Originariamente collocato nella vecchia abside, venne collocato nella sua posizione attuale nel 1955. L’opera, realizzata in legno intagliato, è scandita da lesene ioniche.
Quest’area è arricchita da un organo elettronico realizzato dalla ditta Viscount.
Le Cappelle del lato destro
11. Cappella della Crocifissione
L’affresco, realizzato dal pittore Alberto Bogani nel 1998, raffigura la scena della Crocifissione: l’ultimo evento della vita terrena di Gesù. Il Cristo, agonizzante, domina la scena sul monte Golgota, rappresentato come un luogo roccioso e tenebroso.

Affresco della Crocifissione.
Il Signore è circondato da quattro dolenti: la Vergine addolorata, sorretta da S. Giovanni, l’apostolo “che Gesù amava” (a sinistra) e molto probabilmente Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo (a destra).

Particolare dell’affresco: i dolenti.
12. Vetrata di S. Vito Martire
Il quinto vano è arricchito da una vetrata policroma raffigurante San Vito Martire, opera realizzata dalla ditta Lino Grassi nel 1957.
Il Santo è un adolescente, con il volto imberbe e i capelli scuri. Indossa l’abito di un soldato romano, simbolo del martire che è difensore di Cristo, e tiene tra le mani la croce e la palma. Alle sue spalle si trova in tinozza circondata dalle fiamme, ulteriore simbolo del martirio.
Inoltre, in questo vano c’è anche un confessionale ligneo.

Vetrata di San Vito Martire.
13. Cappella del Santo Crocifisso
Ci troviamo davanti a un pregiato altare ligneo in stile neoclassico. Realizzato nella seconda metà del 1800 e ultimato tra il 1896 e il 1901 su progetto del professor don A. Mojioli, con l’aiuto dei falegnami e artigiani di Lentate e venne dorato dai fratelli Asnaghi di Meda.
L’altare, dopo il primo ampliamento, venne smontato e riposizionato in questo vano.

Cappella del Santo Crocifisso.
All’interno della nicchia è custodita la statua di Cristo Crocifisso, restaurato nel 1847.
Tra le diverse decorazioni dell’altare, oltre al tabernacolo, si distinguono anche quattro bassorilievi raffiguranti gli Strumenti della passione di Cristo.
Nel riquadro a sinistra della mensa ci sono: la Torcia; la Lancia; la Sacra Spugna; il Titulus Crucis (cioè “INRI”); il Velo della Veronica.
Alla destra della mensa troviamo: la Mano del sommo sacerdote; la Scala; una Lancia; Il Gallo; la Colonna e le Fruste.

Particolare dell’altare: riquadri accanto alla mensa (a sinistra e a destra).
Nella parte superiore dell’arco della nicchia troviamo, nel riquadro a sinistra: il Martello; la Pinza; la Canna; il Tamburo; la Tunica.
Nel riquadro a destra: la Corona di Spine; i tre Chiodi; Stendardo SPQR; la Lanterna.

Particolare dell’altareil Crocifisso.
14. Cappella di San Giuseppe
Questa cappella dedicata a San Giuseppe, custodisce un altare collocato qui nel 1912. Prima della sua attuale sistemazione, questo altare era dedicato alla Vergine del Rosario. L’opera, realizzata in marmi policromi, appartiene al ricco stile barocco e nel corso degli anni è stata interessata da diversi interventi di modifica.

Cappella di San Giuseppe.
Il tabernacolo fu realizzato dalla ditta Giovanni Borri di Vercelli nel 1940 e venne offerto dalla signora Rosa Granata, vedova Guadagni. Questo tabernacolo proviene dall’antico altare maggiore.
La porticina, in bronzo argentato, riporta l’episodio pasquale della Scoperta del Sepolcro vuoto.
La mattina di Pasqua, le donne giungono al sepolcro di Cristo e lo trovano aperto e vuoto. Un angelo annuncia loro che il Signore è risorto.

Particolare dell’altare: il tabernacolo.
La nicchia ospita la statua lignea di San Giuseppe con il Bambino Gesù, realizzata nel 1961 dalla ditta Legnani di Barlassina e donata dal sig. Cav. Angelo Schiatti.
Giuseppe, discendente della casa di Davide, era un artigiano del legno che viveva a Nazaret. Accogliendo l’annuncio dell’angelo, aderì con fede al progetto di Dio, divenendo sposo della Vergine Maria e padre putativo di Gesù.
A coronamento della nicchia sono collocate tre testine alate di angeli, scolpite nel legno e dorate.

Statua di San Giuseppe con il Bambino Gesù.
- Cappella di San Vito Martire
Per conoscere meglio questo santo ausiliatore e patrono del paese di Lentate, osserviamo l’affresco raffigurante gli Episodi della vita di San Vito martire. L’opera venne realizzata dal pittore Alberto Bogani ed è stata “OFFERTA DA DON A. VISCONTI AI SUOI FEDELI A. D. 1999” come possiamo leggere dalla dedica posta sulla destra della parete.

Cappella di San Vito Martire.
- Scena in basso a sinistra – Battesimo di San Vito. Vito riceve il Battesimo grazie alla fede della nutrice Crescenzia e del maestro Modesto, entrambi cristiani. Il padre, il senatore Ila, si arrabbia e arriva a far picchiare il bambino per trascinarlo nell’idolatria.
- Scena in basso a destra – I primi miracoli. Il bambino, a soli sette anni, comincia a fare prodigi, come la guarigione di un uomo piagato dalla febbre.

Particolare dell’affresco: Battesimo di S. Vito (a sinistra) e Vito comincia a fare prodigi (a destra).
- Scena in alto a sinistra – Vito libera il figlio dell’imperatore Diocleziano da un demone. La fama dei miracoli di Vito si diffonde fino a Roma, dove giunge all’imperatore Diocleziano. Questi lo convoca affinché liberi il figlio tormentato da un demone. Con la forza della fede, Vito compie il miracolo.
- Scena in alto a destra – Il martirio. Nonostante il prodigio, Diocleziano ordina che Vito venga torturato perché rifiuta di sacrificare agli dèi pagani. Il giovane subisce terribili supplizi: viene immerso in un calderone di pece bollente, dal quale esce illeso, e successivamente è gettato tra i leoni, che, invece di assalirlo, si mostrano mansueti. Sfiniti dalle torture, Vito, Crescenzia e Modesto vengono trasportati dagli angeli presso il fiume Sele, in Lucania, dove muoiono il 15 giugno 303.
Nella parte superiore dell’affresco alcuni angeli pongono la corona del martirio sulla statua di San Vito. La corona rappresenta il trionfo della fede e la ricompensa eterna riservata al giovane martire.

Particolare dell’affresco: Vito libera il figlio dell’imperatore Diocleziano da un demone (a sinistra), Il martirio (a destra) e gli angeli pongono la corona del martirio (in alto).
La statua lignea di San Vito martire fu donata nel 1985 dal signor Teruzzi Oreste.
16. Primo vano (destra)
Questo vano ospita uno stendardo processionale in velluto rosso raffigurante il Ss. Sacramento.

Stendardo processionale del Santissimo Sacramento.
17. La controfacciata
La bussola di ingresso ideata dall’architetto Ferruccio Maspero nel 1972; è caratterizzata dalle vetrate in cristallo, con struttura in ferro rivestito con rame e legno.
All’interno della bussola ci sono due acquasantiere a colonna: in marmo policromo (a destra) e in granito (a sinistra).
Accanto alla bussola sono appesi due stendardi processionali.
A sinistra, lo stendardo del Ss. Cuore di Maria Vergine Immacolata, appartenuto alla Compagnia delle Figlie (e dei figli) di Maria: fondata dal parroco G. Varina nel 1855.
A destra, c’è lo stendardo di S. Luigi Gonzaga, probabilmente appartenuto ai giovani (o ai cosiddetti “luigini”). Nella Festa di S. Luigi veniva portato in processione con una statua del Santo.

Stendardo processionale di S. Luigi Gonzaga.
Sopra la bussola ci sono tre dipinti ad olio, databili tra il 1600 e il 1800, di autori ignoti. Purtroppo, sono collocati in un punto scomodo per poterli osservare bene.
A sinistra, c’è la Crocifissione.
Il dipinto centrale raffigura il Riposo durante la fuga in Egitto.
In quest’opera è ritratta la Sacra Famiglia mentre sta facendo una sosta prima di riprendere il viaggio verso l’Egitto (per fuggire dalla Strage degli Innocenti). L’autore ignoto probabilmente ha fatto riferimento ad esempi veneti (Tiziano, Veronese, Caravaggio). Il dipinto è stato restaurato nel 1987.

Disegno del dipinto del Riposo durante la Fuga in Egitto, con personaggi numerati.
Al centro si trova (1) la Vergine Maria che sorregge (2) il Bambino Gesù. Il piccolo protagonista della scena, si protende verso un piatto di frutta che gli viene offerto da (3) un angelo inginocchiato, colto di spalle, simbolo di protezione e cura divina. Sulla sinistra, immerso nell’ombra, compare (4) San Giuseppe che guarda in disparte e vigila la sua Famiglia. Invece, a destra è visibile (5) un bambino: potrebbe essere San Giovannino. Sullo sfondo, tra gli alberi, si apre uno scorcio sulla campagna: con un piccolo villaggio e un bagliore di luce, che illumina la scena.
A destra c’è S. Giuseppe col Bambino Gesù.
Se prima di uscire dalla chiesa alziamo ulteriormente lo sguardo, sopra la cornice possiamo ammirare una vetrata policroma realizzata dalla ditta Ambrosiana Vetrate d’arte di Milano negli anni ‘90 del 1900. È raffigurato un angelo che, prima di uscire dalla chiesa, ci invita a contemplare il Giudizio Universale.
L’imponente affresco è stato realizzato dal pittore Alberto Bogani, “A MEMORIA DI LUIGI CAIMI ESIMIO SACRESTANO A.D. 1999”. L’artista si è ispirato al 25° capitolo del Vangelo di Matteo, come suggerisce l’iscrizione “VENITE BENDETTI DEL PADRE MIO”, le parole con cui Cristo accoglie i giusti nel suo Regno.

Affresco della controfacciata.
Al centro domina Cristo glorioso, risorto e giudice misericordioso. Attorno a lui si muove una moltitudine di angeli.
La composizione nella parte inferiore è divisa in due schiere.
A sinistra ci sono i beati: uomini di ogni età e condizioni diverse. In primo piano compaiono figure che si prendono cura dei più deboli e sofferenti: tra questi sono riconoscibili Madre Teresa di Calcutta e San Pio da Pietrelcina.
A destra, invece, il clima cambia: i dannati sono sconvolti, accalcati e agitati in un ambiente tenebroso e maligno.

Particolare dell’affresco: i dannati.
L’ESTERNO
Terminato il percorso all’interno della chiesa, la visita prosegue all’esterno.
- La facciata
La facciata a capanna è divisa in due registri.
La parte inferiore è scandita da lesene ioniche in granito, che sorreggono un’ampia cornice in granito; inoltre il monumentale pronao, costruito tra il 1966 e il 1968 per coprire i tre ingressi, è sorretto da quattro grandi colonne monolitiche in granito lucido, dal peso di 106 quintali.
I tre grandi portali bronzei sono stati ideati dal pittore Alberto Bogani e sono stati realizzati dalla Cubro Fonderia Artistica, con la tecnica della fusione a cera persa, tra il 2000 e il 2001.
Sui battenti del portale di sinistra c’è la Cacciata dal Paradiso terrestre: I progenitori, in seguito alla tentazione del serpente, mangiano il frutto proibito dall’albero della conoscenza del bene e del male. Allora Dio, per punirli, invia un cherubino a cacciarli dall’Eden. Adamo ed Eva sono nudi, indifesi e tormentati.

Portale di sinistra: Cacciata dal Paradiso Terrestre.
Il portale principale, alto ben 5 metri, è stato creato nel 2000. Troviamo raffigurati i cinque Misteri gloriosi del S. Rosario; e la scritta “JUBILEUM A.D. 2000” richiama l’Anno Santo in cui quest’opera è stata realizzata.
Nel registro inferiore:
- Gesù risorge da morte (a sinistra).
- Gesù ascende al cielo (a destra).
Nel registro centrale:
- La discesa dello Spirito Santo (a sinistra).
- L’assunzione di Maria al cielo (a destra).
Nel registro superiore:
- Maria, Regina del cielo e della terra

Portale principale: Misteri gloriosi del S. Rosario.
Sul portale di destra c’è la Crocifissione sull’albero della conoscenza del bene e del male. È molto particolare vedere che Gesù non è crocifisso sulla croce ma, su quest’albero (che ritroviamo anche sul portale di sinistra). Secondo antiche leggende cristiane, la croce di Cristo sarebbe stata fatta con il legno dell’albero della conoscenza del bene e del male.

Portale di destra: Crocifissione sull’albero della conoscenza del bene e del male.
La parte superiore è caratterizzata dalla lunetta e da due imponenti timpani che sono arricchiti dalla dedicazione “D.O.M. ET DIVO VITO M.” ovvero questo tempio sacro è “(Dedicato) a Dio Ottimo Massimo e al Santo (divino) Martire Vito”.
- Il campanile e le campane
Il bellissimo campanile di Lentate fu progettato dall’ingegner Giovanni Maggi. La torre in cemento armato venne costruita accanto al vecchio campanile (abbattuto nel 1937) da luglio 1929.
La cella campanaria ospita un bellissimo concerto di sei campane in scala diatonica Sib2 Maggiore, realizzate nel 1932 dalla fonderia dei fratelli Ottolina a Seregno. Le due maggiori vennero rifuse nel 1947.
- Il complesso parrocchiale
Oltre alla chiesa parrocchiale e al campanile, il complesso è costituito anche da altri ambienti.

Cortile e complesso parrocchiale numerato.
Ai lati dell’altare ci sono due sagrestie (1).
Il cortile e il giardino parrocchiale, nel cuore del centro abitato, sono luoghi di pace, rivolti verso la valle del fiume Seveso.
Sotto la sagrestia c’è l’aula Giovanni XXIII (2) adibita per incontri pastorali.
Dal porticato, si può accedere alla segreteria (3), che ospita anche l’archivio parrocchiale.
La casa parrocchiale o canonica (4) è stata costruita dal 1852 sull’area dell’antica canonica. Questa casa ospita l’abitazione e lo studio del parroco.
- La piazza San Vito
La piazza principale del paese, ospita edifici storici rurali, nobiliari e religiosi. E’ importante ricordare che alcuni degli attuali edifici, sorgono sopra costruzioni demolite.

Piazza San Vito.
C’è il magnifico ORATORIO DI SANTO STEFANO, fondato nel 1368 dal conte Stefano Porro. Se l’esterno appare sobrio, l’interno conserva un magnifico ciclo di affreschi: realizzati dai Maestri di Lentate, allievi di Giotto.
Tra l’oratorio e la parrocchiale c’è una corte, dove originariamente sorgeva il “castello Porro”: una casa-fortezza appartenuta alla nobile famiglia.
Inoltre in piazza c’è la R.S.A. Villa Cenacolo una storica dimora appartenuta a diverse famiglie nobili: tra cui il cardinale Giovanni Francesco Stoppani; Luigi e Zanino Volta, figli di Alessandro Volta; alle suore del Cenacolo e infine è diventata casa di riposo.
FONTI:

Arte e spiritualità della chiesa parrocchiale di S. Vito a Lentate Sul Seveso. Realizzato da Thomas Di Napoli