Storia della chiesa parrocchiale di S. Vito

STORIA
La chiesa parrocchiale di San Vito Martire è un edificio costruito e ampliato in più occasioni, nel corso dei secoli, e strettamente legato alla crescita del paese di Lentate.
L’ANTICA CHIESA DI SAN VITO MARTIRE
1000 ca. – 1844
Prima della costruzione di questa chiesa parrocchiale, sempre su quest’area, c’era un’antica chiesa medievale dedicata a San Vito (e forse anche a S. Modesto).
Le origini dell’antica chiesa non sono documentate, ma la sua esistenza è attestata fin dal Basso Medioevo; infatti sappiamo che nel 1019 il vescovo di Cremona fece una permuta di beni con il sacerdote Dagilberto: appartenente all’ordine dei presbiteri della Pieve di Seveso e abitante a Nantade, ovvero a Lentate.
Un’altra menzione è contenuta in una Bolla di Papa Alessandro III del marzo 1178, relativa ai possedimenti del monastero milanese di San Simpliciano. Presso la chiesa di San Vito, il monastero possedeva un altare dedicato a San Biagio, al quale erano stati donati terreni in Lentate e Copreno.
La chiesa medievale confinava con la dimora fortificata della nobile famiglia Porro, che vantavano il loro giuspatronato sulla chiesa. Per cui, solo i Porro potevano essere eletti come rettori, questo avvenne fino alla seconda metà del Cinquecento.
Dopo la riforma tridentina, la chiesa venne consacrata parrocchiale nel 1552 dal Vescovo suffraganeo Melchiorre Crivelli.

Stemma della parrocchia di San Vito Martire in Lentate.
Nell’aprile del 1581, San Carlo Borromeo visitò Lentate in occasione di una visita pastorale. Nella sua relazione descrisse un edificio semplice, costituito da una sola navata, un presbiterio e due cappelle: quella di S. Maria ad Elisabeth, a sinistra, e quella di S. Biagio, di proprietà della famiglia Porro, a destra. La chiesa disponeva inoltre di una sacrestia e di un’area cimiteriale leggermente sopraelevata rispetto alla piazza. Sul retro si trovava l’antica casa parrocchiale con giardino.
Il cardinale segnalò anche la presenza della Confraternita del Ss. Sacramento, esistita fino alla metà del Novecento.
Tra il 1582 e il 1586 fu costruito un campanile con il materiale proveniente dalla demolizione dell’oratorio di S. Martino; in seguito fu dotato di tre campane.
Nel 1615 il cardinale Federico Borromeo visitò la Pieve di Seveso. In quell’occasione venne realizzata una mappa della pieve e, giunto a Lentate, il cardinale esortò ad ampliare la chiesa nella parte anteriore o, meglio ancora, a costruirla ex novo, perché l’edificio era troppo piccolo e presentava i primi cedimenti.
Nel 1762 l’arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli, durante la visita pastorale, descrisse con precisione ogni parte e le dimensioni dell’edificio.

Pianta della chiesa antica e dell’oratorio di Beata Vergine Maria Assunta nel Settecento.
Nel Settecento le cappelle laterali erano diventate cinque, tutte sulla parete sinistra. Il nobile questore Cristoforo Stoppani fece costruire una nuova sagrestia e tre cappelle dedicate a S. Cristoforo, S. Giovanni Battista e S. Giuseppe, sulle quali pretese il giuspatronato. Le due cappelle già esistenti erano dedicate alla Beata Vergine del S. Rosario (originariamente dedicata a S. Maria ad Elisabeth) e a Sant’Antonio da Padova.
La parrocchia contava circa 750 fedeli e comprendeva diversi oratori: quello dell’Assunta, presso S. Vito, oggi demolito; quello di S. Stefano; quello della Natività di Maria, presso Mocchirolo; e l’oratorio dei Santi Cosma e Damiano, presso la Villa Valdettaro.

Disegno della vista sulla chiesa antica e sull’oratorio della Beata Vergine Assunta (probabilmente erano così).
L’ORATORIO DELLA BEATA VERGINE MARIA ASSUNTA
Una chiesetta funeraria desiderata da un rettore e oggi dimenticata.
1355 – 1844
L’oratorio fu edificato nel 1355 per disposizione testamentaria del sacerdote Princivalle Porro, rettore di San Vito tra il 1323 e il 1370 e ricco signore rurale.
Dopo essere sopravvissuto alla peste nera del 1348, Princivalle decise di fondare a proprie spese questo oratorio per ospitare le proprie spoglie mortali, a decoro del nome e a rimedio dell’anima.
Per ottenere l’autorizzazione alla costruzione, indirizzò diverse suppliche all’arcivescovo Giovanni, senza ricevere risposta. Successivamente, il nuovo arcivescovo, Roberto Visconti, autorizzò l’edificazione della chiesetta, che fu ultimata nel 1369.
L’oratorio sorgeva accanto a S. Vito ed era costituito da una pianta rettangolare molto semplice e un vano sul retro, utilizzato come stalla e affiancato dalla casa del cappellano.
L’unica opera d’arte rilevante era un sepolcro pensile marmoreo, collocato sopra l’altare maggiore, che conservava le spoglie di Princivalle. Il sarcofago era arricchito dalle figure scolpite di Cristo, della Vergine e di San Giovanni Evangelista.

Coperchio del sepolcro pensile del sacerdote Princivalle Porro.
Nel Cinquecento si stabilì che la chiesetta fosse unita alla parrocchiale e trasformata in sacrestia oppure, in alternativa, che fosse riparata e resa più adatta al culto.
Il sepolcro di Princivalle fu quindi spostato in un altro punto dell’edificio e sull’altare venne collocata una pala d’altare raffigurante la Vergine Assunta portata dagli Angeli in Cielo, attribuita al maestro di Lentate.
Entro il 1688 l’edificio fu dotato di una volta in muratura, poi decorata con pitture. Prima del 1704 furono ristrutturati i vani sul retro del presbiterio e venne ricavata una nuova sagrestia nel luogo dove un tempo si trovava la stalla.
Per molti anni l’oratorio fu curato dalla Confraternita del Ss. Sacramento fino al 1844, quando la chiesetta venne abbattuta.
In quell’occasione, un bassorilievo, probabilmente quello della tomba del fondatore, fu trasferito a Copreno.
LA NUOVA CHIESA PARROCCHIALE DI SAN VITO MARTIRE
La chiesa ottocentesca
1844 – 1909
L’idea di costruire un nuovo tempio, più grande e salubre di quello medievale, ebbe inizio nel 1838; in questa vicenda furono coinvolti i fratelli Zanino e Luigi Volta, figli di Alessandro Volta; l’impresario del Teatro alla Scala Bartolomeo Merelli; i parroci don Bernardo Antonietti e don Varina; oltre alla Deputazione comunale.
Il progetto fu fin dall’inizio ostacolato dalle condizioni imposte dai Volta, perchè loro vantavano dei diritti sulla vecchia chiesa e su un loro edificio, che sarebbe stato coinvolto nella demolizione.
I tre progetti che si susseguirono tra il 1839 e il 1844 furono condizionati dalle volontà dei Volta, che ebbero la meglio sulla Fabbriceria.
Il progetto del Breij venne scartato perchè l’ampia chiesa ideata venne considerata sproporzionata e sgraziata; inoltre, non soddisfava gli interessi dei Volta, quindi venne scartato.

Progetto dell’ingegner Gaetano Breij del 1839, per la costruzione di una nuova chiesa parrocchiale; subito scartato.
Il primo progetto fu ben presto sostituito da quello dell’ingegner Ridolfo Sironi del settembre 1841, del quale purtroppo non si sa nulla, ma fu anch’esso immediatamente abbandonato.
A modificare il progetto del Sironi venne incaricato, nel 1843, l’ingegner Giuseppe Seves, il quale doveva realizzare un progetto che non doveva intaccare la proprietà dei Volta e doveva seguire il progetto dell’ingegner Sironi.
L’unico documento di questo progetto giunto fino a noi riguarda la facciata, ma non abbiamo né la planimetria né i progetti interni.

Disegno della facciata della chiesa nuova nell’Ottocento.
Non potendo alterare il perimetro nord, che comprendeva le cinque cappelle preesistenti, la pianta della chiesa subì una piccola trasformazione, rispetto a quella antica. Sostanzialmente, la navata venne allungata di una campata, così la facciata venne allineata con il prospetto delle costruzioni dei Volta, e, lungo il perimetro sud, vennero costruite sei cappelle.

Disegno della pianta della chiesa nuova nell’Ottocento.
Dopo aver demolito l’antica parrocchiale medioevale e l’oratorio della Vergine Assunta, sulla stessa area, il 1° novembre 1844 ci fu la posa e la benedizione della prima pietra della nuova chiesa, che recava l’anno e le iniziali B.M.P., ovvero “Bartolomeo Merelli pose”.
Durante l’edificazione il progettista Seves venne licenziato e sostituito dall’ingegner Antonio Crespi, nonostante ciò i lavori per la costruzione proseguirono abbastanza bene.
Dopo due anni di lavori, la nuova chiesa venne solennemente benedetta dal prevosto di Seveso, don Antonio Rimoldi, il 20 dicembre 1846 (domenica prima di Natale).
L’edificio era semplice, senza decorazioni, e tra i dodici vani c’erano solo due altari al centro, dedicati alla Madonna del S. Rosario (a sinistra; oggi è l’altare di S. Giuseppe) e al S. Crocifisso (a destra; quello attuale). Nel presbiterio c’era il prezioso altare maggiore in marmo di Viggiù, commissionato dal Merelli nel 1845.
L’interno, nel 1847, venne arricchito da quattro pregevoli quadri assegnati qui, come deposito provvisorio, dalla Pinacoteca di Brera. Ma all’inizio del Novecento, purtroppo, vennero ritirati, visto che erano molto degradati.
In chiesa affluirono anche altre opere, come una Via Crucis e tre tele raffiguranti rispettivamente san Carlo, sant’Ambrogio e l’ultima con le Sante Agata, Apollonia e Lucia.
Successivamente, la chiesa venne ulteriormente arricchita; infatti, don Michele Mariani, prima del 1880, fece affrescare la navata dal pittore Martinoli di Meda; inoltre, dotò l’edificio di un coro ligneo (quello attuale), di una cantoria e di un maestoso organo, che venne donato da don Ambrogio Visconti al Seminario di Venegono Inferiore. Anche il parroco Valsassina fece arricchire la chiesa.
Il primo arcivescovo che vide la nuova chiesa fu Bartolomeo Carlo Romilli, il 5 maggio 1852.

Disegno della vista sulla chiesa nuova nell’Ottocento.
L’ampliamento dei primi del Novecento
1909 – 1954
La nuova chiesa, dopo alcuni decenni, cominciò nuovamente a non essere sufficiente, a causa dell’aumento della popolazione.
Nel 1908 iniziarono le pratiche per l’ampliamento della chiesa, progettato gratuitamente dall’ingegner Cesare Formenti.

Progetto dell’ingegner Cesare Formenti del 1908 per l’ampliamento della chiesa parrocchiale.
Il progetto prevedeva l’aggiunta di due navate laterali, così da raddoppiare l’area per l’assemblea. Le nuove navate, voltate a crociera, vennero affiancate da cappelle, voltate a botte, per ospitare gli altari laterali.

Pianta della chiesa dopo l’ampliamento dei primi del Novecento.
La facciata risultava quindi composta dalla preesistente porzione centrale e da due nuove parti laterali, che riproponevano lo stile della porzione antica.

Facciata della chiesa dopo l’ampliamento dei primi del Novecento.
I lavori di ampliamento riguardarono inizialmente il lato meridionale, con l’edificazione della navata laterale di destra tra il maggio e l’ottobre del 1909. Prima, però, vennero demoliti alcuni edifici del sindaco conte Giuseppe Sannazzaro Natta.
Successivamente, dal maggio 1910, dopo un’altra donazione del Sannazzaro, riguardante l’edificio che un tempo era dei Volta, la chiesa poté essere ampliata anche sul lato settentrionale, con la costruzione della navata laterale di sinistra.

Cartolina dell’interno della chiesa dopo l’ampliamento dei primi del Novecento.
I lavori per sistemare e decorare le cappelle e le porzioni ai lati del presbiterio si protrassero fino agli anni Quaranta. In questi anni la navata venne arricchita da un prezioso pulpito, sorretto da angeli (oggi non è più presente in chiesa).

Disegno della vista sulla chiesa nel primo Novecento.
Il campanile
Nel 1929, accanto al vecchio campanile cinquecentesco (demolito nel 1937), venne edificata l’attuale torre campanaria progettata dall’ingegner Giovanni Maggi.
Il campanile venne dotato di un concerto di sei campane, che vennero consacrate il 21 luglio 1932 dall’arcivescovo, il cardinale Alfredo Ildefonso Schuster.
Nel 1935 si era già resa necessaria la rifusione del campanone.
Nel 1943 le due campane maggiori vennero requisite per sostenere lo sforzo bellico e successivamente vennero rifuse nel 1946.
L’ampliamento di metà Novecento
1954 – oggi
Il parroco don Filippo Manganini, dal 1936, desiderò una chiesa più grande per poter contenere una comunità che stava ancora crescendo.
La problematica principale era la tripartizione della chiesa in navate che, per via dei grossi pilastri, non permetteva una buona visuale verso il presbiterio. Infatti, sappiamo che gli uomini e i ragazzi si nascondevano nelle navate laterali, così seguire meno la funzione e chiacchierare.
Dal 1937 vennero realizzati diversi progetti, ma non risolvevano il problema: prevedevano la sostituzione dei pilastri con colonne più sottili oppure la costruzione di un vasto transetto.

Progetto che venne proposto per eliminare i grossi pilastri; poi scartato.
Nel giugno 1945 vennero istituite tre commissioni (rappresentativa, esecutiva e tecnica) per poter discutere sulle motivazioni e sui vari progetti preparati.
Infine, venne approvato e realizzato il progetto dell’architetto Ferruccio Maspero e dell’ingegner Mario Tanci. La struttura tripartita venne demolita per far posto ad un’unica navata; inoltre, vennero arretrati il presbiterio e l’abside.

Disegno della pianta della chiesa attuale.
Lo spazio venne ridefinito secondo una precisa scelta architettonica e liturgica, ottenendo così un unico grande spazio centrale che convergeva verso l’altare.
I lavori di costruzione iniziarono il 5 aprile del 1954. Durante i lavori, le funzioni liturgiche vennero celebrate nell’Oratorio di S. Stefano, nella cappella dell’Oratorio Sant’Angelo e anche nella cappella della Villa Cenacolo.
La chiesa ancora “grezza” venne ribenedetta la sera del 12 marzo 1955.

Foto dell’interno della chiesa parrocchiale, dopo l’ampliamento di metà Novecento.
I lavori di costruzione della nuova sagrestia e degli altri vani parrocchiali iniziarono nell’agosto 1958 e terminarono verso la fine di marzo del 1959.

Disegno della facciata attuale.
Tra il maggio 1962 e il settembre 1968 venne ridefinita la facciata e venne costruito l’imponente pronao, sorretto da colonne monolitiche.

Cartolina del posizionamento delle colonne per il pronao.
Nel 1972 venne realizzata la moderna bussola, progettata dall’architetto Ferruccio Maspero.
Alla fine del 1991, il parroco don Ambrogio Visconti promosse i lavori di decorazione artistica dell’intera chiesa e di rinnovamento del presbiterio, per cui venne eliminato l’antico altare maggiore.
Il 16 ottobre 1993 il cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, fece la consacrazione di questa chiesa, benedicendo il nuovo altare maggiore e segnando con il Crisma le colonne nei dodici punti in cui oggi sono presenti le croci. La cerimonia si svolse dopo i lavori di ristrutturazione.

Disegno della vista sulla chiesa attuale.
La facciata
Testimonianza dell’evoluzione di S. Vito nel tempo.
Se osserviamo attentamente la facciata della chiesa, possiamo notare questa stratificazione/evoluzione dell’edificio.

Facciata della chiesa attuale.

Disegno-schema della facciata, suddivisa per età di costruzione.
In rosa: la parte centrale appartiene alla struttura originale dell’Ottocento.
In arancione: le parti laterali inferiori appartengono all’ampliamento del primo Novecento.
In blu: la copertura superiore e il pronao sono stati realizzati negli anni Sessanta.
FONTI:

Storia della chiesa parrocchiale di S. Vito a Lentate Sul Seveso. Realizzato da Thomas Di Napoli